Shopping cart
0,00 €

Le fondamenta dell’integrazione il ruolo dei Servizi Sociali

In uno degli articoli della scorsa newsletter, La complessità di creare un lavoro che accolga davvero, abbiamo raccontato quanto possa essere articolato il percorso verso l’autonomia lavorativa per le donne che arrivano a Terra Verde.

Oggi pensiamo possa essere utile approfondire uno degli argomenti alla base dell’intero percorso che queste donne intraprendono nel momento in cui si affacciano alla realtà italiana, per mostrare come l’accesso al lavoro rappresenti soltanto la “punta dell’iceberg” di un mondo molto più ampio.

Le donne che accogliamo arrivano infatti da noi su segnalazione dei Servizi Sociali, che rappresentano il principale punto di raccordo tra la nostra realtà e le persone che possono trovare nel laboratorio un’opportunità che offre strumenti di integrazione ed emancipazione.

Ma facciamo un passo indietro. Qual è, nello specifico, il ruolo dei Servizi Sociali?

Di fronte a situazioni di grande fragilità, il loro compito è innanzitutto quello di leggere i diversi bisogni della persona e individuare le risposte più adeguate. Si tratta di necessità che possono riguardare contemporaneamente aspetti economici, abitativi, familiari, educativi, sociali e lavorativi e che, raramente, si presentano in maniera isolata.

Certamente un contributo economico o alimentare può offrire una risposta tempestiva e necessaria in un determinato momento.
Accanto a interventi di questo tipo, però, l’obiettivo è anche quello di creare progressivamente le condizioni perché la persona possa acquisire maggiore autonomia e sentirsi sempre più integrata nel tessuto sociale in cui si muove.

Non è infatti necessariamente il Servizio Sociale stesso a fornire direttamente tutte queste risposte. Il suo lavoro si inserisce in un contesto nel quale soggetti pubblici e privati, servizi sanitari, realtà educative e formative ed enti del Terzo Settore possono concorrere, con ruoli differenti, a rispondere ai bisogni individuati. Si tratta di un vero e proprio “sistema locale dei servizi sociali a rete” fondato sull’integrazione e sul coordinamento tra interventi diversi equamente importanti (L.R. Emilia-Romagna 2/2003, art. 5).

Ecco come i vari pezzi della rete cominciano a intrecciarsi. Imparare l’italiano può significare riuscire a muoversi con maggiore sicurezza o affrontare un colloquio. Avere un supporto nella gestione dei figli può rendere possibile frequentare un corso. Conoscere i servizi e le opportunità presenti sul territorio può aiutare a uscire da una condizione di isolamento. E, gradualmente, può diventare possibile iniziare a pensare anche al lavoro.

Uno degli strumenti utilizzati dai Servizi Sociali per incentivare proprio questo passo è il tirocinio finalizzato all’inclusione sociale, un tirocinio di orientamento, formazione e inserimento o reinserimento – finalizzato al rafforzamento dell’autonomia delle persone, alla loro riabilitazione e inclusione (L.R. Emilia-Romagna 14/2015).

La sua funzione non riguarda esclusivamente l’apprendimento di competenze professionali. Il percorso è finalizzato anche, e soprattutto, all’acquisizione di competenze socio-relazionali, riconoscendo quindi l’importanza di un avvicinamento graduale verso un’occupazione, durante il quale le persone possano imparare a rapportarsi con colleghi e responsabili, comunicare le proprie esigenze e acquisire familiarità con le dinamiche tipiche del lavoro in Italia.

Ed è qui che entra in gioco Terra Verde.

Quando una donna entra nel nostro laboratorio attraverso un tirocinio inclusivo, la ceramica diventa il mezzo attraverso cui sperimentare concretamente un contesto lavorativo, seppur protetto.
Ci sono orari da rispettare, tecniche da apprendere, responsabilità da assumere e altre persone con cui collaborare e interagire. C’è soprattutto un risultato tangibile, qualcosa che prima non esisteva che prende forma attraverso le proprie mani e diventa un oggetto che possiede una funzione, una qualità e un significato.

Per donne spesso analfabete e che per tutta la loro vita hanno concentrato la maggior parte della propria quotidianità sulla casa e sulla famiglia, entrare in un ambiente del genere significa essere quasi spiazzate, inizialmente sopraffatte dallo sperimentare sé stesse in un ruolo completamente nuovo.
Il laboratorio comincia quindi, piano piano, a costituire uno spazio di appartenenza, in cui acquisire competenze tecniche, ma anche confrontarsi, socializzare con le proprie compagne, stringere rapporti di amicizia e scoprire progressivamente cosa si è in grado di fare.

Questo processo non è uguale per tutte e non segue tempi prestabiliti. Per questo i tirocini sono prolungabili a lungo, a seconda di quanto l’assistente sociale ritiene opportuno, perché ciò che per qualcuno può sembrare un passaggio semplice, per chi parte da una condizione di forte isolamento o assenza di scolarizzazione può rappresentare una conquista enorme.

Ecco che prende senso il significato della rete.

Terra Verde non può chiaramente risolvere un problema abitativo o economico.
Un corso di italiano non può insegnare da solo a stare in un ambiente di lavoro.
Un contributo non può costruire relazioni sociali e un tirocinio non può sostituire tutti gli altri interventi di cui una persona può avere bisogno.

Ognuno lavora su un pezzo diverso, ma tutti quei pezzi appartengono allo stesso disegno.

Il nostro è il piccolo-grande pezzo dell’accompagnamento all’inserimento al lavoro. Offrire un luogo in cui costruire nuove abilità e in cui l’autonomia smetta, poco alla volta, di essere soltanto un obiettivo e diventi una conquista quotidiana.

 

Ringraziamo Isabella Dellolio per la foto di copertina.

Progetti

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articolo precedente
Le fondamenta dell’integrazione il ruolo dei Servizi Sociali
Articolo successivo
Da Faenza a Nove, un settembre in viaggio