Terra Verde, il posto che non sapevo di cercare: il racconto storia di Rahela
Ci sono storie che raccontano il progetto WAW meglio di qualsiasi presentazione. Quella di Rahela è una di queste.
Da quasi cinque anni il suo percorso si intreccia con quello di Terra Verde. In questo lasso di tempo l’abbiamo vista maturare, affrontare problemi che sembravano insormontabili e trasformarsi, poco alla volta, in una presenza per noi fondamentale. Per questo oggi vogliamo raccontare la sua storia, perché il suo percorso parla di lei, ma anche di ciò che WAW prova a costruire ogni giorno.
Rahela arriva in Italia dal Bangladesh nel 2017 per raggiungere il marito, trasferitosi nel nostro Paese alcuni anni prima. Lui aveva già iniziato a lavorare con l’obiettivo di costruire una maggiore stabilità economica e continuare a sostenere i familiari rimasti in Bangladesh. Così, lei decide di raggiungerlo per costruire una nuova vita insieme. Alle spalle però lascia tanto: una laurea, un lavoro in banca e una famiglia su cui contare.
L’inizio è tutt’altro che semplice. A pochi mesi dal suo arrivo Rahela perde la madre, un dolore che affronta lontana dalla propria terra e dai propri affetti. Nel frattempo, deve imparare a orientarsi in una realtà completamente nuova. Non conosce la lingua, non ha una rete di persone a cui potersi affidare e, poco dopo, nasce suo figlio. Quando anche il marito perde il lavoro, trovare una stabilità diventa sempre più complicato, e la difficoltà economica li mette nuovamente a dura prova. Ma lei non si lascia scoraggiare, e si mette alla ricerca di un impiego.
La svolta arriva quasi per caso. Un’amica le parla di Terra Verde e la mette in contatto con Erika, la presidente dell’Associazione. A quel punto, una volta d’accordo con i Servizi Sociali, entra a far parte del progetto WAW.
Per lei è l’inizio di un nuovo capitolo.
C’è una parola che usa per descrivere Erika: “ombrello”. Sorride mentre la pronuncia, ma il significato è profondo e il sentimento sincero. Racconta che, in qualche modo, le ricorda la protezione e la forza che le dava sua madre. Per lei rappresenta una presenza capace di ascoltare, sostenere nei progressi e cercare sempre una soluzione anche nei momenti più duri. Vede in lei un grande punto di riferimento, uno scudo contro le avversità.
Ma è Terra Verde nel suo insieme che assume un significato speciale. Per Rahela non è semplicemente un posto di lavoro, ma un luogo in cui sentirsi a casa.
Racconta che qui i problemi non restano sulle spalle di una sola persona. Certo, non è semplice: il lavoro è tanto e la precarietà si fa sentire. Ma ciò che fa davvero la differenza è lo spirito di condivisione. “Dove non arrivo io, arrivi tu, e viceversa”, dice. È un atteggiamento che si ritrova tanto nei momenti più impegnativi della produzione quanto nei piccoli gesti quotidiani, come riordinare insieme gli spazi dopo la pausa pranzo. Perché anche da queste attenzioni, spiega, nasce il senso di appartenenza che rende Terra Verde unica, preziosa.
Sentirsi accolta, sapere di avere l’appoggio di qualcuno e percepirsi parte di una squadra alimentano una forza che era già dentro di lei, ma che qui ha trovato il modo di esprimersi pienamente. Inizia così a investire sempre di più su sé stessa. Studia l’italiano e ottiene nuove certificazioni. Ma, soprattutto, affronta col marito la sfida della patente, che riesce a ottenere nel 2021 e che ora utilizza, di tanto in tanto, anche per dare passaggi in laboratorio quando ne ha la possibilità, facendo un po’ da “taxi” per le altre donne quando ce n’è bisogno.
Oggi, infatti, è tra coloro che accolgono le nuove arrivate. Le guida nei loro primi passi all’interno della produzione e, senza bisogno di grandi discorsi, trasmette loro la certezza che ricominciare è possibile. Lo fa semplicemente con la sua presenza, con il modo in cui lavora e con la serenità che oggi riesce a trasmettere a chi si trova ad affrontare le stesse paure che, un tempo, hanno attraversato anche lei.
Quando le chiediamo cosa vorrebbe lasciare alle altre donne, risponde con una frase tanto semplice quanto potente: “Non lo so cosa sto facendo, ma ci sto provando”. È questo, per lei, il punto di partenza. Non serve avere tutte le risposte, serve mettersi in gioco, credere in ciò che si fa e non perdere la volontà di imparare.
C’è però un’altra cosa a cui tiene profondamente. “Senza il cuore non si vede davvero”, ci dice portandosi una mano sul petto. Per questo invita le altre donne a considerare ogni creazione come se fosse propria. Se non fai questo salto, spiega, non noterai quelle piccole imperfezioni che a volte fanno la differenza tra un prodotto da vendere e uno da scartare. “Solo quando guardi un oggetto come se dovesse entrare nella tua casa, essere appoggiato sulla tua tavola o utilizzato dalle persone che ami, inizi davvero a vederlo”.
È con questo stesso spirito che affronta ogni giornata di lavoro: “Negli oggetti cerco la perfezione perché ho fiducia nel progetto”. Perché per lei, migliorarsi significa far crescere anche Terra Verde. Perché crede profondamente nella bellezza delle ceramiche che vengono realizzate e nelle enormi potenzialità dell’iniziativa.
E forse è proprio questo il messaggio più autentico che la sua storia ci consegna. Le difficoltà possono cambiare il corso di una vita, ma non ne determinano il destino. Quando Rahela è arrivata in Italia aveva solo bisogno di qualcuno che le tendesse una mano. Oggi quella mano è la sua. Perché c’è stato un momento in cui ciò che ha costruito per rialzarsi ha smesso di appartenere solo a lei ed è diventato una risorsa per tutti coloro che le stanno accanto.
Immaginando il futuro dell’associazione, sorride ancora, allarga le braccia più che può, e risponde semplicemente: “Voglio che diventi così”.
E noi non possiamo che augurarci che questo gesto, in tutta la sua spontaneità, con le braccia spalancate verso il futuro, diventi sempre più vicino alla realtà.
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